Sin dall’età normanna il territorio nel quale sorge Sant’Angelo di Brolo, proteso lungo una valle dei monti Nebrodi formata dal fiume Sant’Angelo, fu soggetto al dominio del Monastero Basiliano di San Michele, posizionato ai margini dell’abitato e oggi quasi interamente distrutto: le poche strutture superstiti (parte del chiostro e il campanile) sono integrati nell’attuale cimitero. Il dominio degli abati caratterizzò quindi tutta la storia medievale e moderna del piccolo centro, che è strettamente legata alla produzione di seta grezza attraverso l’allevamento del baco, una tra le voci più significative dell’economia del Val Demone, che proprio nelle valli limitrofe a Sant’Angelo aveva uno dei baricentri. Proprio l’incremento della produzione verificatosi tra Quattro e Cinquecento contribuì alla formazione di una classe dirigente che, sotto il dominio degli abati, promosse una fiorente committenza artistica e architettonica. Durante il XVI secolo furono avviati numerosi cantieri di architettura ecclesiastica, con il rifacimento della chiesa Madre, la costruzione di chiese parrocchiali e la fondazione di complessi conventuali (francescani, domenicani). Sorprende la quantità di chiese a tre navate costruite entro i primi decenni del Seicento, anomala per un centro di queste dimensioni, indice del dinamismo della sua società e, soprattutto, della sua élite aristocratica, rappresentata soprattutto dalle famiglie Amato, Angotta, Caldarera. Alla loro committenza si devono anche le numerose opere d’arte conservate nelle chiese di Sant’Angelo, distribuite lungo le strade del centro storico, e i monumenti funebri ancora visibili nelle cappelle laterali, testimonianze consistenti, ma poco note, di un passato florido da riscoprire.
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Chiesa Madre dedicata a Santa Maria
La chiesa madre di Sant'Angelo di Brolo, intitolata a Santa Maria, si trova nel cuore del centro urbano...